Le patologie del cuore: Le palpitazioni pericolose

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Le patologie del cuore: Le palpitazioni pericolose

Le palpitazioni pericolose

Patologie del cuore

A volte le palpitazioni possono essere il segnale della presenza di una malattia cardiaca, come una cardiopatia ischemica (sofferenza del cuore dovuta insufficiente apporto di sangue e ossigeno).

In questi casi, che come già detto sono però piuttosto rari, è opportuno andare a fondo del problema con gli esami cardiologici.

Le palpitazioni pericolose sono

  • La tachicardia ventricolare: è un’aritmia cardiaca che può portare a lo scompenso cardiaco e può essere conseguenza di un precedente infarto oppure di un’ischemia
  • La fibrillazione atriale: è caratterizzata da un aumento disordinato e irregolare della frequenza cardiaca. Provoca una riduzione della tolleranza gli sforzi, palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato

Se le palpitazioni si manifestano frequentemente, ma con breve durata, è opportuno rivolgersi al proprio medico e sottoporsi ad esami cardiologici.

Se invece la crisi persiste è bene rivolgersi al pronto soccorso.

Inoltre, come sempre, è utile seguire alcune buone abitudini, come ridurre la caffeina, le sigarette, praticare discipline dolci come lo yoga più regolarmente, in modo da ridurre il più possibile lo stress.

  • La bradicardia: consiste in un rallentamento della frequenza cardiaca, che può abbassarsi a meno di 50 battiti al minuto, e può provocare palpitazioni, e la sensazione riferita dal paziente è quella di una “pausa” al livello del cuore. Contro il rallentamento dei battiti, può succedere che il cuore non riesca pompare il sangue necessario per il suo funzionamento e per quello dell’organismo. Il primo organo a risentire di questa situazione è il cervello. Generalmente i sintomi sono senso di stanchezza, capogiri, svenimenti, confusione mentale. La soluzione in casi di bradicardia serie può essere l’istallazione di un pace-maker, un minuscolo apparecchio e stimola elettricamente la contrazione cardiaca che viene posizionato con un intervento chirurgico nel torace o nell’addome. La batteria del pace-maker oggi riesce a durare fino 15 anni.

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